Dall’incipit del libro:
Nel settembre del 1867 viaggiavo in Polonia per certa missione medica che mi era stata affidata; doveva fare delle ricerche e degli studi intorno ad una fra le più spaventose malattie che rattristano l’umanità: la plica polonica. Benché questo morbo sia circoscritto nella sola Polonia i suoi strani effetti ed il suo nome sono conosciuti, anche dai profani della scienza, per ogni parte d’Europa; fosserci così pure palesi le sue cause ed i suoi rimedi. V’ha chi sostiene che questa malattia de’ capelli sia epidemica, adducendo ad esempio alcune località lungo la Vistola che ne sono infestate; altri asseriscono che sia prodotta dall’immondezza dei contadini polacchi e dall’uso tradizionale fra quelle genti del tener lunghe le chiome. Una prova in favore di questa seconda opinione si è che la plica apparisce come un flagello esclusivo della più bassa plebe, della più lorda genìa dei servi, dei vagabondi, dei mendicanti. L’avere la plica è in Polonia un titolo per dimandare l’elemosina.
La mia missione mi portava per necessità in pieno conventicolo di tenants, in piena familia contagii. Accettai risolutamente il dovere e incominciai le ricerche.
Appunto nel mese di settembre si solennizzano in quei paesi le feste della Madonna di Czen- stokow; questa piccola città gloriosa pel suo antico santuario diventa a que’ giorni il ritrovo dei polacchi di Varsavia, di Cracovia, di Posen, e la dilaniata nazione si ricongiunge così per breve ora, idealmente, nella unità della preghiera.















