Giulio Provenzal nacque a Livorno il 14 giugno 1872. Nel 1875 la famiglia, di origini ebraiche, si trasferì a Tunisi e qui Giulio Provenzal iniziò i suoi studi presso il Collegio Italiano; frequentò poi il Liceo Francese dove si diplomò e infine conseguì il baccelierato in Scienze ad Algeri. Tornò quindi in Italia dove si iscrisse a Chimica Farmaceutica a Firenze, presso l’Istituto di Studi Superiori, dove ebbe come insegnanti anche Hugo Schiff, Augusto Piccini, Italo Giglioli e Paolo Mantegazza. Furono certamente gli insegnamenti e l’influenza di costoro a destare l’interesse di Provenzal sia per la riflessione storico-filosofica sulla sua professione sia per un’attenta osservazione dei fatti sperimentali.
Ottenuto il diploma di farmacista nel 1894 dovette interrompere gli studi e tornare a Tunisi prima di conseguire la laurea; la ragione di questo precipitoso rientro fu probabilmente l’intenzione conclamata del governo tunisino di proibire l’apertura di nuove farmacie da parte di italiani. Rimase a Tunisi per circa dieci anni esercitando la professione di farmacista mettendo a frutto quello che aveva appreso dai suoi studi in Italia e tornò in patria solo dopo la morte del padre.
Si stabilì a Roma e si iscrisse alla Facoltà di Scienze dell’Università di Roma per laurearsi in Chimica. Conseguì il titolo a pieni voti discutendo, con Cannizzaro e Paternò, una tesi sperimentale dal titolo Sull’acido timotico e i suoi derivati. Dopo la laurea si stabilì definitivamente in Italia e continuò ad esercitare con passione l’attività di pubblicista già intrapresa in Tunisia. Risale infatti agli anni tunisini la sua nota Sulla costituzione della materia studio e osservazioni (1906). Risale sempre agli anni tunisini anche l’interesse per la massoneria testimoniato dalla conferenza tenuta il 21 maggio 1903 nell’Atrio della loggia Massonica Veritas fondata a Tunisi nel 1900.
L’Istituto Internazionale di Agricoltura gli affidò, appena iniziata nel 1908 la sua fase operativa in Italia, la direzione e la redazione del «Bollettino d’Informazioni Tecniche».
Il suo primo lavoro di storia della chimica fu, nello stesso 1908, un breve saggio pubblicato da «Nuova Antologia» su Cesare Bertagnini. Dopo questo primo saggio la sua collaborazione con «Nuova Antologia» fu cospicua e giova ricordare almeno il saggio La trasmutazione degli elementi (1910), uno dei primi lavori italiani sui problemi che erano sorti dopo le scoperte di Rutheford sul decadimento radioattivo (1902) e prima che queste scoperte trovassero sistemazione nella tavola degli elementi grazie alle intuizioni di Soddy (1913).
Non dimenticò tuttavia la Tunisia adoperandosi in più di un’occasione nella difesa degli interessi degli italiani nell’Africa mediterranea; ricordiamo come esempio l’articolo comparso su «La Rivista d’Italia» nel 1908 Ricordanze Tunisine.
Già prima della guerra Provenzal figurava tra i soci dell’associazione “Giordano Bruno”, in pratica precorritrice di quella che sarebbe diventata l’Associazione Nazionale del libero Pensiero che trovò la sua struttura formale nel luglio 1916. Provenzal fu il principale promotore, insieme a Giovanni Camboni e ne fu poi segretario generale. Già nel 1915 era apparso il fascicolo Liberi pensieri, Serie prima, a cura dell’Associazione Nazionale del libero Pensiero e firmato da Giulio Provenzal, e nel 1914, pubblicato a cura della libreria editrice Dell’Acacia, lo stesso Provenzal aveva lanciato una sorta di manifesto di fondazione intitolato Riorganizziamo il libero pensiero. Nel volumetto Il libero pensiero e la guerra, del 1917, ben 12 dei sedici contributi contenuti sono a firma di Giulio Provenzal. Tra gli altri autori ricordiamo almeno Giuseppe Sergi che contribuì con lo scritto Cultura e civiltà. Tra le cose scritte da Provenzal il filo conduttore appare l’internazionalismo della scienza che la guerra interrompe ma non ne può decretare il fallimento. Nella già citata assemblea del luglio 1916 Provenzal affermò:
«Oggi noi non pensiamo che alla vittoria delle armi alleate contro la prepotenza germanica. Oggi noi vogliamo liberi i nostri fratelli del Trentino, dell’Istria e della Dalmazia. Oggi noi vogliamo la resurrezione e l’apoteosi dell’eroico Belgio. Oggi noi aspettiamo che la Polonia e la Serbia siano ricostituite a nazione; che l’Alsazia e la Lorena siano rese alla Francia; che l’Armenia getti a terra il giogo infame del sultano… Vorremmo il popolo tedesco liberato da quella turba di malfattori che lo ha trascinato al disonore».
In numerosi scritti del periodo emerge la posizione interventista, considerata come conseguenza inevitabile al crollo delle illusioni di costruzione di un mondo di pace. Nel quarto fascicolo dei «Liberi pensieri» intitolato Il delitto del 1° agosto 1914 – il giorno della dichiarazione di guerra da parte della Germania verso la Russia – Provenzal esprime tutta la sua disillusione. Va ricordato che Provenzal aveva confidato nell’Internazionale dei Lavoratori auspicando che uno sciopero generale proclamato a livello internazionale avrebbe potuto scongiurare la guerra e imporre la pace superando «l’avidità cannibalesca delle classi dirigenti». A quel punto per Provenzal il mondo sognato risultava solo una visione utopistica vanificata anche dall’egoismo di classe al quale anche i dirigenti sindacali si erano sottomessi. Anche la scienza, come le altre istituzioni commerciali ed economiche, non era stata all’altezza della situazione.
Nel 1918, dopo la sconfitta di Caporetto, fondò la rivista «Il nuovo patto». Nel primo numero scrive, come presentazione:
«Il NUOVO PATTO riafferma nelle sue pagine l’amore per la Patria e l’amore per l’umanità, sentimenti questi da non considerarsi come distinti né destinati a trovare faticosamente le basi di una conciliazione. Esso li considera come forme diverse d’un solo sentimento di amore per il prossimo culminante in una ferma volontà di progresso civile.[…] Avverso ad ogni dogma esamina ogni problema con appassionato amore per la verità; esalta la virtù dei buoni; ama il popolo nel quale non distingue né intellettuali, né plutocrati, né borghesi, né proletari e al quale chiede di studiare, di elevarsi giorno per giorno, migliorando sé stesso, accrescendo tesori di esperienza e di bontà che ha accumulati in sé nel corso dei secoli.»
L’articolo con il quale si apre il primo numero, a firma di Giulio Provenzal, è dedicato a Giovanni Cena e serve per riaffermare, tramite il ricordo del sacrificio e del coraggio di questo scrittore e poeta, le idee programmatiche della rivista e l’idea di speranza di fraternità da realizzarsi nella pace. La rivista che annoverò tra i collaboratori Arnaldo Cervesato, Dino Provenzal, Alberto Alberti fu in vita fino all’inizio del 1923.
Il legame del suo interesse per la massoneria e il libero pensiero e i temi bellici trovano un’interessante sintesi nella prefazione che Provenzal scrisse per l’opuscolo del 1917 del massone Achille Ballori – che proprio in quell’anno fu vittima di un attentato – La massoneria e la guerra.
Nel 1923, quando venne fondato il Consiglio Nazionale delle Ricerche, fu tra i primi studiosi a entrare a farne parte e nel 1931 divenne direttore della rivista «La ricerca scientifica». Nel 1930 fondò, insieme a Raffaello Nasini e a Gino Testi, l’Istituto Italiano di Storia della Chimica, di cui Nasini fu il primo Presidente. L’anno dopo, alla scomparsa di Nasini, Provenzal ne assunse la Presidenza. Naturalmente troviamo le sue collaborazioni all’interno dell’organo ufficiale di questo istituto, «La Chimica» rivista alla quale diede vita soprattutto Provenzal insieme ad Argeo Angiolani. Dal 1934 iniziarono a essere pubblicati gli «Atti» di questo stesso Istituto. Mantenne la presidenza fino al 1938 quando ne fu allontanato a causa delle leggi razziali. Paradossalmente era stato tra i più intraprendenti a rispondere alla sollecitazione di Benito Mussolini al CNR di mettere in evidenza primati e eccellenze di scienziati italiani. Questa attività si concretizzò nell’esposizione universale di Chicago del 1933 – in occasione del centenario della fondazione della città – per la quale aveva preparato una Raccolta documentaria dei primati scientifici e tecnici italiani. Tale fondo archivistico esiste tuttora a Milano e è composto da circa 2900 cartelle monografiche intitolate a autori e soggetti. Questo lavoro ebbe concretizzazione editoriale nel 1938 con il testo edito dalla Società italiana per il progresso delle scienze Il primato scientifico degli italiani. Certamente Provenzal fece proprie le scelte culturali del regime fascista adattando anche le sue competenze di storico della scienza alle esigenze propagandistiche del regime. Fino a pochi giorni prima dell’emanazione delle leggi razziali si fece parte diligente di questa visione banalmente nazionalista in due conferenze a Bologna durante la XXVIII riunione della Società Italiana per il Progresso delle Scienze.
I suoi testi di storia della chimica sono ancora oggi fonte preziosa di notizie bibliografiche e di valutazione scientifica. Tra gli scienziati di professione l’argomento “storico” della loro disciplina è visto spesso con una sorta di fastidio. Provenzal non se ne curò mai e forse neppure se ne accorse. Scrive Testi a questo proposito:
«Forse una delle più grandi benemerenze di Giulio Provenzal è quella di non essersi mai scoraggiato della indifferenza o peggio ancora dell’ipocrita interessamento di tanti e soprattutto di non essersi nemmeno accorto dell’atteggiamento di taluni burocrati della chimica cui poco garba l’intelligente rimestamento di fatti, di teorie, di vecchi esperimenti falliti… La genesi di questa ostilità, per quanto da lui intuita, non l’ha mai interessato…»
Durante l’occupazione di Roma fu costretto a nascondersi in clandestinità con la famiglia per evitare la deportazione. Contrariamente ad altri scienziati ebrei che incorsero nella sorte tragica di essere perseguitati dal fascismo in quanto ebrei e successivamente dalla commissione di epurazione della repubblica antifascista in quanto fascisti (sorte tragica che toccò per esempio Tullio Terni, Carlo Foà e Mario Camis – vedi in questa biblioteca Manuzio –) nel 1944 fu reintegrato negli incarichi. Morì a Roma il 14 giugno 1954.
Fonti:
- L. Longo. In memoria di Giulio Provenzal,in «Chimica nell’industria, nell’agricoltura, nella biologia».10 (1955).
- G. Testi. Giulio Provenzal e la sua opera, in «Chimica, Rivista mensile per la diffusione della cultura chimica». 3 (1948).
- M. Taddia. Scritti sulla guerra di Giulio Provenzal, chimico e storico della scienza.
https://media.accademiaxl.it/memorie/S5-VXXXIX-P2-2015/Taddia57-66.pdf - E. Locci. La massoneria nel Mediterraneo. Egitto, Tunisia e Malta. Roma, 2014.
- G. Israel. Il fascismo e la razza. La scienza italiana e le politiche razziali del regime. Bologna, 2010.
Note biografiche a cura di Carmela Mazzullo e Paolo Alberti
Elenco opere (click sul titolo per il download gratuito)
- Profili bio-bibliografici di chimici italiani
Sec. 15. - sec. 19.
La chimica, da sola o a volte intrecciata con la fisica o la biologia, ha tante storie interessanti da raccontare. Non possiamo che essere grati a Provenzal per averne scelte e raccontate alcune in questo interessante libro.













